SALMO 6
Signore, non punirmi nel tuo sdegno, non castigarmi nel tuo furore.
Pietà di me, Signore, vengo meno; guariscimi, Signore: tremano le mie ossa.
L’anima mia è tutta sconvolta. Ma tu, Signore, fino a quando…?
Volgiti Signore, a liberarmi, salvami per la tua misericordia.
Nessuno tra i morti ti ricorda. Chi negli inferi canta le tue lodi?
Sono stremato dai lunghi lamenti, ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio,
irroro di lacrime il mio letto.
I miei occhi si consumano nel dolore, invecchio fra tanti miei oppressori.
Via da me, voi tutti che fate il male: il Signore ascolta la voce del mio pianto.
Il Signore ascolta la mia supplica, il Signore accoglie la mia preghiera.
arrossiscano e tremino, i miei nemici, indietreggino all’istante.
Il Salmo 6 è il primo dei sette «salmi penitenziali».
- ode il pianto (v. 9b);
- ascolta la supplica (v. 10a);
- esaudisce la preghiera (v. 10b).
Signore, non punirmi nel tuo sdegno, non castigarmi nel tuo furore.
Pietà di me, Signore, vengo meno; guariscimi, Signore: tremano le mie ossa.
L’anima mia è tutta sconvolta. Ma tu, Signore, fino a quando…?
Volgiti Signore, a liberarmi, salvami per la tua misericordia.
Nessuno tra i morti ti ricorda. Chi negli inferi canta le tue lodi?
Sono stremato dai lunghi lamenti, ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio,
irroro di lacrime il mio letto.
I miei occhi si consumano nel dolore, invecchio fra tanti miei oppressori.
Via da me, voi tutti che fate il male: il Signore ascolta la voce del mio pianto.
Il Signore ascolta la mia supplica, il Signore accoglie la mia preghiera.
arrossiscano e tremino, i miei nemici, indietreggino all’istante.
Il Salmo 6 è il primo dei sette «salmi penitenziali».
È il lamento di un malato che collega la sua sofferenza al proprio peccato.Per l’Ebreo che si esprime in questa preghiera, la malattia è la porta della morte, perciò, dell’annientamento nel vago dello Sheol. Questa prospettiva dà al fedele l’audacia della disperazione, perciò egli, come il pio Re Ezechia (Is 38, 18-19), o come il polemico Giobbe (Gb 7,21) ricorda a Dio che non ci guadagna nulla ad abbandonare alla morte il suo fedele.
Infatti, come i grandi oranti sopracitati, domanda a Jhwh: “Chi negli inferi canta le Tue lodi?” (v. 6b).
Se poi, l’infermità è castigo per un peccato commesso, il fedele ne accetta le conseguenze e si presenta a Dio nel suo stato di compunzione: egli è come affogato nelle sue stesse lacrime (vv. 7-8).
Dunque, più che le lacrime d’un ammalato, è descritto il pianto d’un penitente. Potrebbe essere la descrizione anticipata di quelle lacrime che, secondo la tradizione, solcarono il volto dell’apostolo Pietro, o quelle di compassione che resero quasi cieco San Francesco d’Assisi, che si commuoveva profondamente al ricordo della Passione dolorosa del suo amato Signore, Gesù Cristo.
Non a caso il Sal 6 è stato amato da tutta la tradizione monastica come espressione della vera compunzione e del conseguente “dono delle lacrime”.
Lacrime prese sul serio da Dio, il quale:- ode il pianto (v. 9b);
- ascolta la supplica (v. 10a);
- esaudisce la preghiera (v. 10b).
È l’esperienza del Salmista, e di chiunque, mosso dallo Spirito Santo, sa unire, come il Cristo della Passione: preghiera, supplica, grida e lacrime (Eb 5,7).
Non scandalizziamoci, infine, se in questa supplica, come nella maggior parte dei Salmi, compare l’invettiva contro i nemici, descritti come coloro che gioiscono nel veder soffrire il fedele di Dio (v. 11).
L’imprecazione, l’attenzione al Nemico, è parte integrale e realistica della preghiera ebraica, ed entrerà anche in quella cristiana. Gesù, infatti, ci fa finire la Sua orazione con la richiesta: “Ma liberaci dal Maligno!” (Mt 6,13). E questo, ogni giorno, sempre.

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