venerdì 17 marzo 2017

SAN FRANCESCO Salmo 129

PREGHIAMO CON I SALMI
Salmo 129
(“De Profundis”)
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono,
perciò avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore.
l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l'aurora.
Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
grande è presso di lui la redenzione;
egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.
E', questa, la voce di uno che ascende: essa echeggia da un cantico dei gradini. Occorre pertanto che ciascuno di noi comprenda quale sia l'abisso in cui si trova e da cui grida al Signore. Giona fu uno che gridò al Signore dall'abisso, dal ventre del mostro marino. Egli si trovava non solo nelle profondità del mare ma anche nelle viscere di una bestia; eppure né il corpo [del mostro] né i flutti del mare impedirono alla sua preghiera di arrivare a Dio. La voce dell'orante non poté essere trattenuta nemmeno dal ventre dell'animale: superò tutto, squarciò tutto, finché non giunse all'orecchio di Dio. O, meglio, non bisognerebbe dire che per giungere all'orecchio di Dio dovette squarciare tante cose, se è vero che l'orecchio di Dio stava nel cuore stesso dell'orante. Qual è infatti quel fedele che leva a Dio la voce senza averlo presente? Venendo dunque a noi, dobbiamo renderci conto di quale sia l'abisso dal quale gridiamo al Signore. Questo baratro è la nostra stessa vita mortale; e chiunque vi si sente immerso, grida, geme, sospira, finché non ne venga tratto fuori e raggiunga colui che risiede al di sopra degli abissi, anzi al di sopra dei cherubini e di tutte le creature, non solo materiali ma anche spirituali. L'anima fedele continuerà a gemere finché non raggiunga colui che l'ha creata e da lui venga liberata l'immagine divina che è l'uomo stesso, immagine che, trovandosi nell'abisso di questo mondo, ormai si è logorata per essere stata sbattuta dai continui marosi. Se a rinnovarla e ad aggiustarla non interviene Dio che l'ha scolpita nell'uomo al momento della creazione, essa rimarrà per sempre nell'abisso. Se infatti l'uomo fu capace di precipitare in basso, non sarà mai capace di risollevarsi: per cui - come ho detto - se l'uomo non troverà chi lo liberi, rimarrà per sempre nell'abisso. È comunque un fatto che, se nell'abisso riesce a gridare, già si sta sollevando dall'abisso e lo stesso suo gridare gli impedisce di rimanere proprio sul fondo. Fratello, non temere! Sei nell'abisso; non sottovalutare l'occasione che hai di gridare al Signore da codesto abisso e di dirgli: Se scruterai le colpe, Signore, chi, Signore, potrà resistere? Fissa su di lui lo sguardo, aspettalo, sta' saldo nell'amore della sua legge. Qual è la legge che egli ti ha data? Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori 25. Spera nella tua resurrezione, quando finalmente sarai senza peccato come fu senza peccato colui che per primo risuscitò. Spera a cominciare dalla veglia del mattino, e non dire: Io non ne son degno a causa dei miei peccati. È vero che tu non ne sei degno, ma abbondante è presso di lui la redenzione: egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.

SAN FRANCESCO Salmo 23 (22)

PREGHIAMO CON I SALMI
SALMO 23 (22)
IL SIGNORE È IL MIO PASTORE
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.Rinfranca l’anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.


Dal Discorso di Sua Santità BENEDETTO XVI, Udienza Generale, 5 Ottobre 2011
Cari fratelli e sorelle, anche noi, come il Salmista, se camminiamo dietro al “Pastore buono”, per quanto difficili, tortuosi o lunghi possano apparire i percorsi della nostra vita, spesso anche in zone desertiche spiritualmente, senza acqua e con un sole di razionalismo cocente, sotto la guida del pastore buono, Cristo, siamo certi di andare sulle strade “giuste” e che il Signore ci guida e ci è sempre vicino e non ci mancherà nulla…. Chi va col Signore anche nelle vali oscure della sofferenza, dell’incertezza e di tutti i problemi umani, si sente sicuro. Tu sei con me: questa è la nostra certezza, quella che ci sostiene.


SAN FRANCESCO Salmo 38 (37)

PREGHIAMO CON I SALMI
SALMO 38 (37)
1 Salmo. Di Davide. Per fare memoria.
2 Signore, non punirmi nella tua collera,
non castigarmi nel tuo furore.
3 Le tue frecce mi hanno trafitto,
la tua mano mi schiaccia.
4 Per il tuo sdegno, nella mia carne non c’è nulla di sano,
nulla è intatto nelle mie ossa per il mio peccato.
...................
...................
20 I miei nemici sono vivi e forti,
troppi mi odiano senza motivo:
21 mi rendono male per bene,
mi accusano perché cerco il bene.
22 Non abbandonarmi, Signore,
Dio mio, da me non stare lontano;
23 vieni presto in mio aiuto,
Signore, mia salvezza.
L’autore del salmo si presenta a Dio carico di dolori, che fa risalire ai suoi peccati, e quindi si sente un castigato.
L’autore del salmo invoca Dio che cessi di gravare la mano su di lui. L’invocazione dell’orante è un appello alla comprensione e alla misericordia, perché la prova è troppo pesante per una creatura così fragile com’è l’uomo.
L’orante crede sempre che dietro “la mano pesante” di Dio si nasconda la premura di un padre che salva educando, di un medico che guarisce intervenendo.
Nel Salmo 38 (37) non manca il riferimento ai “nemici”. La punizione passa anche attraverso il mondo delle relazioni umane. Negli ultimi versetti il fedele si getta con un grido tra le braccia di Dio e resta in attesa della risposta di Colui che gli è padre, amico, salvatore… “Dio mio”.


lunedì 13 marzo 2017

SAN FRANCESCO Salmo 102

PREGHIAMO CON I SALMI
Salmo 102
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.
Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;
salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia;
egli sazia di beni i tuoi giorni,
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.
Il Signore agisce con giustizia,
e con diritto verso tutti gli oppressi.
Ha rivelato a Mosè le sue vie,
ai figli d'Israele le sue opere.
Buono e pietoso è il Signore,
lento all'ira e grande nell'amore.
Egli non continua a contestare
e non conserva per sempre il suo sdegno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.
Come il cielo è alto sulla terra,
così è grande la sua misericordia
su quanti lo temono;
Come dista l'oriente dall'occidente,
così allontana da noi le nostre colpe.
Come un padre ha pietà dei suoi figli,
così il Signore ha pietà di quanti lo temono.
Perché egli sa di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere.
Come l'erba sono i giorni dell'uomo,
come il fiore del campo, così egli fiorisce.
Lo investe il vento e più non esiste
e il suo posto non lo riconosce.
La grazia del Signore è da sempre,
dura in eterno per quanti lo temono;
la sua giustizia per i figli dei figli,
per quanti custodiscono la sua alleanza
e ricordano di osservare i suoi precetti.
Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono
e il suo regno abbraccia l'universo.
Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli,
potenti esecutori dei suoi comandi,
pronti alla voce della sua parola.
Benedite il Signore, voi tutte sue schiere,
suoi ministri, che fate il suo volere.
Benedite il Signore, voi tutte opere sue,
in ogni luogo del suo dominio.
Benedici il Signore, anima mia.
In ogni dono del Signore Dio nostro, in ogni consolazione ed in ogni punizione che ci viene da lui, nella grazia che egli si è degnato di darci, nell'indulgenza per la quale non ci ha reso il meritato castigo, in tutte le sue opere, sempre l'anima nostra deve benedire il Signore, sempre fidando nell'aiuto di colui che la nostra anima benedice. Ciascuno di noi deve stimolare ed esortare la propria anima, dicendole: Benedici, anima mia, il Signore. E tutti noi, e con noi quanti sono nostri fratelli in Cristo, dovunque si trovino, formando un sol uomo avente il suo capo nel cielo, tutti proprio per tale unità dobbiamo esortare la nostra anima, dicendole: Benedici, anima mia, il Signore. E l'anima ascolta, obbedisce, sta a tale esortazione, ne resta persuasa non per la nostra virtù, ma per la grazia di colui che essa benedice. Difatti questo Salmo ha il compito di dimostrarci per quale ragione l'anima nostra benedica il Signore, come se la stessa sua anima gli abbia replicato: " E perché tu mi dici di benedire il Signore? ". Noi dobbiamo dunque ascoltare: ascolti la nostra anima, consideri tutti i motivi che valgano a stimolarla perché non sia lenta e pigra nel benedire il Signore; veda se sia giusto l'invito che le viene rivolto: Benedici, anima mia, il Signore, e se debba poi benedire altra cosa oltre il Signore. Benedici, - si dice - anima mia, il Signore.


SAN FRANCESCO Salmo 37

PREGHIAMO CON I SALMI
Salmo 37(1-11)
Non adirarti contro gli empi
non invidiare i malfattori.
[2]Come fieno presto appassiranno,
cadranno come erba del prato.
[3]Confida nel Signore e fà il bene;
abita la terra e vivi con fede.
[4]Cerca la gioia del Signore,
esaudirà i desideri del tuo cuore.
[5]Manifesta al Signore la tua via,
confida in lui: compirà la sua opera;
[6]farà brillare come luce la tua giustizia,
come il meriggio il tuo diritto.
[7]Stà in silenzio davanti al Signore e spera in lui;
non irritarti per chi ha successo,
per l'uomo che trama insidie.
[8]Desisti dall'ira e deponi lo sdegno,
non irritarti: faresti del male,
[9]poiché i malvagi saranno sterminati,
ma chi spera nel Signore possederà la terra.
[10]Ancora un poco e l'empio scompare,
cerchi il suo posto e più non lo trovi.
[11]I miti invece possederanno la terra
e godranno di una grande pace.
...
Questo Salmo è molto bello perché ci parla della presenza di Dio accanto ai giusti. E' di grande conforto per quanti per il Regno dei Cieli sono perseguitati e insultati. Questo Salmo non ci dice però di odiare gli empi, ma ci invita alla calma perché l'ira fa compiere il male e il giusto cesserebbe di essere tale.
La condotta dell'empio non porta nessun guadagno: anche se sembrerà ch'egli vive nella ricchezza, in verità gli sarà tolto tutto. Ma i giusti, come ci dice il Santo Re e Profeta Davide, erediteranno la terra, avranno sempre una casa nella quale sostare. Chi osserva la Parola del Signore, non rimane confuso, ma gioioso percorre le vie della Pace.
Amare, amare e amare, questa è la via da seguire, amare il Signore e i fratelli, confidare nel Signore e servirLo in santità e giustizia.


sabato 11 marzo 2017

SAN FRANCESCO salmo 31

PREGHIAMO CON I SALMI
Salmo 31
Beato l'uomo a cui è rimessa la colpa,
e perdonato il peccato
Beato l'uomo a cui Dio non imputa alcun male
e nel cui spirito non è inganno.
Tacevo e si logoravano le mie ossa,
mentre gemevo tutto il giorno.
Giorno e notte pesava su di me la tua mano,
come per arsura d'estate inaridiva il mio vigore.
Ti ho fatto manifestato il mio peccato,
non ho tenuto nacosto il mio errore.
Ho detto: "Confesserò al Signore le mie colpe"
e tu hai rimesso la malizia del mio peccato.
L’autore del salmo ha fatto la gioiosa esperienza del perdono di Dio: "Beato l'uomo a cui è tolta la colpa e coperto il peccato". L'umiltà di ammettere il proprio peccato e chiederne perdono a Dio ottiene che la colpa venga tolta, ma anche "coperta", poiché l'umile con l'aiuto di Dio fa dimenticare agli uomini il proprio passato di peccato mediante la carità. Perciò è beato chi si è riconciliato con Dio e "nel cui spirito non c'è inganno". La conseguenza è che Dio nel giudizio “non (gli) imputa il delitto”. L’autore presenta poi la sua situazione di dolore, di agitazione, quando era nel peccato e Dio lo colpiva col suo salutare castigo: “Giorno e notte pesava su di me la tua mano, come nell'arsura estiva si inaridiva il mio vigore”; ma poi, umile, ha manifestato a Dio il proprio peccato. L’ha manifestato, confessato, ammesso. Prima non lo voleva ammettere e si poneva davanti a Dio giustificando il suo errore, ma Dio glielo imputava incessantemente gravando su di lui la mano.


venerdì 10 marzo 2017

SAN FRANCESCO Salmo 6


SALMO 6
Signore, non punirmi nel tuo sdegno, non castigarmi nel tuo furore.
Pietà di me, Signore, vengo meno; guariscimi, Signore: tremano le mie ossa.
L’anima mia è tutta sconvolta. Ma tu, Signore, fino a quando…?
Volgiti Signore, a liberarmi, salvami per la tua misericordia.
Nessuno tra i morti ti ricorda. Chi negli inferi canta le tue lodi?
Sono stremato dai lunghi lamenti, ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio,
irroro di lacrime il mio letto.
I miei occhi si consumano nel dolore, invecchio fra tanti miei oppressori.
Via da me, voi tutti che fate il male: il Signore ascolta la voce del mio pianto.
Il Signore ascolta la mia supplica, il Signore accoglie la mia preghiera.
arrossiscano e tremino, i miei nemici, indietreggino all’istante.

Il Salmo 6 è il primo dei sette «salmi penitenziali».
È il lamento di un malato che collega la sua sofferenza al proprio peccato.Per l’Ebreo che si esprime in questa preghiera, la malattia è la porta della morte, perciò, dell’annientamento nel vago dello Sheol. Questa prospettiva dà al fedele l’audacia della disperazione, perciò egli, come il pio Re Ezechia (Is 38, 18-19), o come il polemico Giobbe (Gb 7,21) ricorda a Dio che non ci guadagna nulla ad abbandonare alla morte il suo fedele.
Infatti, come i grandi oranti sopracitati, domanda a Jhwh: “Chi negli inferi canta le Tue lodi?” (v. 6b).
Se poi, l’infermità è castigo per un peccato commesso, il fedele ne accetta le conseguenze e si presenta  a  Dio nel suo stato di compunzione: egli  è come affogato nelle sue stesse lacrime (vv. 7-8).
Dunque, più che le lacrime d’un ammalato, è descritto il pianto d’un penitente. Potrebbe essere la descrizione anticipata di quelle lacrime che, secondo la tradizione, solcarono il volto dell’apostolo Pietro, o quelle di compassione che resero quasi cieco San Francesco d’Assisi, che si commuoveva profondamente al ricordo della Passione dolorosa del suo amato Signore, Gesù Cristo.
Non a caso il Sal 6 è stato amato da tutta la tradizione monastica come espressione della vera compunzione e del conseguente “dono delle lacrime”.
Lacrime prese sul serio da Dio, il quale:
- ode il pianto (v. 9b);
- ascolta la supplica (v. 10a);
- esaudisce la preghiera (v. 10b).
È l’esperienza del Salmista, e di chiunque, mosso dallo Spirito Santo, sa unire, come il Cristo della Passione: preghiera, supplica, grida e lacrime (Eb 5,7).
Non scandalizziamoci, infine, se in questa supplica, come nella maggior parte dei Salmi, compare l’invettiva contro i nemici, descritti come coloro che gioiscono nel veder soffrire il fedele di Dio (v. 11).
L’imprecazione, l’attenzione al Nemico, è parte integrale e realistica della preghiera ebraica, ed entrerà anche in quella cristiana. Gesù, infatti, ci fa finire la Sua orazione con la richiesta: “Ma liberaci dal Maligno!” (Mt 6,13). E questo, ogni giorno, sempre.



SAN FRANCESCO Salmi 57

Salmo 57 (56) 2-5
Pietà di me, pietà di me, o Dio,
in te si rifugia l’anima mia;
all’ombra delle tue ali mi rifugio
finché l’insidia sia passata.
Invocherò Dio, l’Altissimo,
Dio che fa tutto per me.
Mandi dal cielo a salvarmi,
confonda chi vuole inghiottirmi;
Dio mandi il suo amore e la sua fedeltà.
In mezzo a leoni devo coricarmi,
infiammàti di rabbia contro gli uomini!
I loro denti sono lance e frecce,
la loro lingua è spada affilata.
Gesù stesso ci ha precisato quale sia la misura del suo amore e ce ne ha imposto anche l’obbligo, dicendoci che il suo comandamento è quello d’amarci gli uni gli altri. E per evitare che, indecisi e inquieti, andassimo a cercare sino a che punto ci si dovesse amare a vicenda, e quale fosse la perfetta misura dell’amore (quella che è gradita a Dio; quella che, per essere perfetta, non può averne altra superiore) egli stesso ce l’indicò in termini chiari e inequivocabili, quando disse: Nessuno ha amore più grande di colui che sacrifica la propria vita per i suoi amici. Egli ha fatto ciò che ha insegnato; gli Apostoli hanno fatto ciò che avevano appreso da lui, e lo hanno predicato a noi, perché a nostra volta lo mettessimo in pratica. Facciamo lo stesso anche noi!

SAN FRANCESCO Salmo 71

Salmo 71 (70) 1-5
In te mi rifugio, Signore,
ch'io non resti confuso in eterno.
Liberami, difendimi per la tua giustizia,
porgimi ascolto e salvami.
Sii per me rupe di difesa,
baluardo inaccessibile,
poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza.
Mio Dio, salvami dalle mani dell'empio,
dalle mani dell'iniquo e dell'oppressore.
Sei tu, Signore, la mia speranza,
la mia fiducia fin dalla mia giovinezza.
La grazia liberatrice di Dio ci si raccomanda in ogni pagina della Scrittura affinché noi ci affidiamo a lei. E di essa si canta in questo salmo, del quale abbiamo cominciato a trattare alla vostra Carità. Ci assista il Signore affinché questa grazia ci sia dato intenderla come si conviene e descriverla conforme richiedono le vostre esigenze. A questo riguardo ci stimolano assai l’amore e il timore di Dio: il timore di Dio, in quanto egli è giusto; l’amore in quanto è misericordioso.

SAN FRANCESCO Salmo 63



SALMO 63 (62) , 4-9
Poiché la tua grazia vale più della vita,
le mie labbra diranno la tua lode.
Così ti benedirò finché io viva,
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Mi sazierò come a lauto convito,
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.
Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all'ombra delle tue ali.
A te si stringe l'anima mia
e la forza della tua destra mi sostiene.
L'anima di ogni uomo ha sete di Dio. Siamo tutti come terra deserta, arida e senz'acqua quando siamo lontani dal Signore: la grazia di Dio vale più della vita. Essere in grazia di Dio quanto è importante per noi, per la nostra vita? Essere in grazia vuol dire essere amici, figli adottivi di Dio ed eredi del Paradiso. E solo gli amici e i figli sono degni di entrare in casa di un uomo. Per essere amici e figli, e per essere degni del Paradiso dobbiamo partecipare ai Sacramenti e praticare una buona condotta di vita secondo la volontà di Dio.




SAN FRANCESCO Salmo 50

SALMO 50,3-9
Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.
Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nel tuo giudizio.
Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.
Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell'intimo m'insegni la sapienza.
Purificami con issopo e sarò mondo;
lavami e sarò più bianco della neve.
“PIETÀ DI ME, O DIO, SECONDO LA TUA MISERICORDIA”
In queste parole, c’è un evidente desiderio da parte del Salmista, Re Davide, di chiedere pietà e perdono a Dio, appellandosi alla sua Misericordia. 
Dio vede l’interiorità spirituale dell’uomo e se ne rallegra, quando il pentimento è sincero e, come un Padre, che è la stessa BONTÀ, riaccoglie il figlio pentito e lo perdona. Ma Dio vede anche ciò che è falso pentimento e non scorge una sincera volontà di allontanarsi dal peccato, definitivamente e radicalmente. In questo caso, questa richiesta di perdono non entra nella Misericordia, anzi, la Misericordia, che è Santa e Divina, viene profanata e calpestata.

“LAVAMI DA TUTTE LE MIE COLPE, MONDAMI DAL MIO PECCATO”
Il Salmista, Re Davide, riconoscendosi peccatore, non solo implora la Misericordia di Dio, ma anche di essere lavato e mondato dal suo peccato.
In questa richiesta di purificazione, Dio rivolge una domanda all’uomo, cioè, se lui sia disposto a lasciarsi lavare dalle sue colpe e purificare da ogni più piccola macchia. Se l’uomo accetta tutto questo, si carica di una grande responsabilità, prima verso Dio, suo Padre, al Quale ha richiesto una totale purificazione, con due verbi quasi imperativi, cioè: lavami e mondami. 
Poi, responsabile anche verso sé stesso, nella misura della sua colpa e del successivo pentimento.In tutto ciò, è messa in opera la sua volontà. 
La sua libera scelta permetterà a Dio di usare la sua INFINITA MISERICORDIA, mai disgiunta dalla DIVINA GIUSTIZIA.

SAN FRANCESCO Salmi

PREGHIAMO CON I SALMI
I Salmi sono un modo meraviglioso per pregare in qualsiasi momento dell’anno, perché trasmettono al meglio le emozioni del cuore e ci conducono più vicini a Dio.
Dal settimo secolo è diventata una pratica spirituale comune quella di pregare i salmi penitenziali durante la Quaresima. Questi salmi in particolare esprimono infatti il dolore del nostro peccato e ci ricordano della misericordia di Dio.
Dopo aver recitato ogni salmo, prega: Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

lunedì 6 marzo 2017

ROSARIO FRANCESCANO



L'ARMA VINCENTE DEL ROSARIO FRANCESCANO
Il Rosario francescano, o più esattamente la Corona Francescana, risale agli inizi del secolo XV. In quel tempo un giovane, che provava grande gioia spirituale nell’intrecciare corone di fiori selvatici per una bellissima statua della Madonna, decise di entrare nell’Ordine Francescano. Dopo essere entrato nella comunità, però, fu preso da tristezza, perché non aveva più il tempo di raccogliere fiori per la sua devozione personale. Una sera, mentre si sentiva tentato di abbandonare la sua vocazione, ricevette una visione della Vergine Maria. La Madonna incoraggiò il giovane novizio a perseverare, ricordandogli la letizia dello spirito francescano. Inoltre, gli insegnò a meditare ogni giorno sette avvenimenti gaudiosi della sua vita come una nuova forma di rosario. Invece di una corona di fiori, il novizio avrebbe potuto adesso intrecciare una corona di preghiere, e così facendo avrebbe onorato i 72 anni che Maria ha vissuto sulla Terra.
In poco tempo molti altri francescani cominciarono a pregare la corona e velocemente questa pratica si diffuse in tutto l’Ordine diventando ufficialmente riconosciuta nel 1422.
Si  recita  con una corona di  sette  decine, con l'aggiunta  di  altre due Ave Maria per raggiungere l'età
della Madonna.
A questa Corona sono state date molte indulgenze.
O Dio vieni a salvarmi.
Signore vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre....
1) Mi rallegro con te, o Maria, per l'immensa gioia che ti riempì il cuore all'annuncio dell'Angelo Gabriele.
1 Padre nostro...10 Ave Maria...1 Gloria...
2) Mi rallegro con te, o Maria, per la consolazione provata nella visita a santa Elisabetta.
1 Padre nostro...10 Ave Maria...1 Gloria...
3) Mi rallegro con te, o Maria, per la gioia ineffabile provata alla nascita di Gesù.
1 Padre nostro...10 Ave Maria...1 Gloria...
4) Mi rallegro con te, o Maria, per la somma letizia sperimentata dal tuo cuore per l'adorazione dei Re Magi.
1 Padre nostro...10 Ave Maria... 1 Gloria...
5) Mi rallegro con te, o Maria, per il giubilo che provò il tuo cuore al ritrovamento di Gesù nel Tempio.
1 Padre nostro...10 Ave Maria...1 Gloria...
6) Mi rallegro con te, o Maria, per la gioia purissima che ti inebriò il cuore quando ti comparve Gesù Risorto.
1 Padre nostro...10 Ave Maria...1 Gloria...
7) Mi rallegro con te, o Maria, per l'immenso gaudio di cui fosti innondata nella tua Assunzione in Cielo e nella tua Incoronazione.
Maria, fa che tutti i figli di San Francesco siano figli tuoi.
Ave Maria...
Maria, fa che tutti i figli di San Francesco vengano a goderti in Cielo.
Ave Maria...
Prega per noi, o Regina dell'Ordine dei Minori.
Affinchè siamo fatti degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo :
1 Padre nostro...1 Ave Maria...1 Gloria....1 Eterno riposo ....secondo le intenzioni del Sommo Pontefice per lucrare le indulgenze per le Anime del Purgatorio .