PREGHIAMO CON I SALMI
Salmo 129
(“De Profundis”)
(“De Profundis”)
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono,
perciò avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore.
l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l'aurora.
Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
grande è presso di lui la redenzione;
egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono,
perciò avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore.
l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l'aurora.
Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
grande è presso di lui la redenzione;
egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.
E', questa, la voce di uno che ascende: essa echeggia da un cantico dei gradini. Occorre pertanto che ciascuno di noi comprenda quale sia l'abisso in cui si trova e da cui grida al Signore. Giona fu uno che gridò al Signore dall'abisso, dal ventre del mostro marino. Egli si trovava non solo nelle profondità del mare ma anche nelle viscere di una bestia; eppure né il corpo [del mostro] né i flutti del mare impedirono alla sua preghiera di arrivare a Dio. La voce dell'orante non poté essere trattenuta nemmeno dal ventre dell'animale: superò tutto, squarciò tutto, finché non giunse all'orecchio di Dio. O, meglio, non bisognerebbe dire che per giungere all'orecchio di Dio dovette squarciare tante cose, se è vero che l'orecchio di Dio stava nel cuore stesso dell'orante. Qual è infatti quel fedele che leva a Dio la voce senza averlo presente? Venendo dunque a noi, dobbiamo renderci conto di quale sia l'abisso dal quale gridiamo al Signore. Questo baratro è la nostra stessa vita mortale; e chiunque vi si sente immerso, grida, geme, sospira, finché non ne venga tratto fuori e raggiunga colui che risiede al di sopra degli abissi, anzi al di sopra dei cherubini e di tutte le creature, non solo materiali ma anche spirituali. L'anima fedele continuerà a gemere finché non raggiunga colui che l'ha creata e da lui venga liberata l'immagine divina che è l'uomo stesso, immagine che, trovandosi nell'abisso di questo mondo, ormai si è logorata per essere stata sbattuta dai continui marosi. Se a rinnovarla e ad aggiustarla non interviene Dio che l'ha scolpita nell'uomo al momento della creazione, essa rimarrà per sempre nell'abisso. Se infatti l'uomo fu capace di precipitare in basso, non sarà mai capace di risollevarsi: per cui - come ho detto - se l'uomo non troverà chi lo liberi, rimarrà per sempre nell'abisso. È comunque un fatto che, se nell'abisso riesce a gridare, già si sta sollevando dall'abisso e lo stesso suo gridare gli impedisce di rimanere proprio sul fondo. Fratello, non temere! Sei nell'abisso; non sottovalutare l'occasione che hai di gridare al Signore da codesto abisso e di dirgli: Se scruterai le colpe, Signore, chi, Signore, potrà resistere? Fissa su di lui lo sguardo, aspettalo, sta' saldo nell'amore della sua legge. Qual è la legge che egli ti ha data? Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori 25. Spera nella tua resurrezione, quando finalmente sarai senza peccato come fu senza peccato colui che per primo risuscitò. Spera a cominciare dalla veglia del mattino, e non dire: Io non ne son degno a causa dei miei peccati. È vero che tu non ne sei degno, ma abbondante è presso di lui la redenzione: egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.

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